Ferruccio D’Angelo ha sviluppato una personale ricerca sul ruolo dell’arte, in un nomadismo linguistico che va dalla pittura alla scultura fino all’installazione. La sua poetica visiva, pronta a cogliere le tensioni e le fascinazioni della contemporaneità, trova le sue fonti di ispirazione nelle ambiguità del vivere quotidiano: residui o scarti industriali, lattine, bidoni, cartone diventano i protagonisti delle sue opere. Antesignano dell’arte del riciclo. Le opere in mostra al Musa (Installazione, 2021) sono una continuazione e un approfondimento di un lungo percorso creativo risalente al 1987 (Albero): oggi, come allora, bidoni di latta e coperchi rivivono in una dimensione ludica, in un gioco di ombre e luci.