Ferruccio D'Angelo

Ferruccio D’Angelo, post-poverist artist

I have been following Ferruccio D’Angelo’s work since 1989, I can affirm that his personality is one of the most significant and stylistically complete regarding that fase of art in Italy.
This was the last phase which could embellish the dignity of a generational cycle and strive for a gradual and meditated historic process, it emerged from the second half of the 80’ and the analogous period of the 90’s.
In that circumstance, after the comeback of painting that characterized the international scene from the end of the 70’, at the conclusion of a propelling season of the twentieth-century avantgarde, the global characteristic of the post- modern cycle took shape, in consideration of the national various peculiarities of “genius loci”.
This was the admission into a dimension of eclecticism, where various stylistic options coexisted and were often mixed together because of the interested in both the reclaim of the twentieth-century style and its reinsertion in a present that was characterized by the advancing of technology and communication, which is still a problem today.
Ferruccio D’Angelo has experienced this historic phase with coherence and originality.
From his personal exhibition at the Studio Noacco located in Chieri, significantly called “The labourer”, D’Angelo was collocated in the artistic movement of post-poverist art.
The characteristics of the historic group of Merz. Zorio, Penone and Anselmo, but also other protagonists in the Italian artistic scene such as Calzolari, Parmiggiani, Uncini, Mattiacci, are all connected with the dimension of “here and now”, by means of the functionalist strictness that characterize the artistic installations that were exhibited in those years in the collective art galleries of Noacco and Crossing, along with various artists such as Marco Gastini, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio and Giorgio Griffa, and also in the personal exhibitions of Piero Cavellini and Caterina Gualco.
In the following years, D’Angelo pursued a research guideline that headed towards the imaginary, he realized pictorial compositions that were extremely essential in the representation form, he used photography as an aseptic instrument to classify pictures that created a connection between his style and the request, on surfaces and lids made of plastic materials, of graphic aniconic spiry forms.

Edoardo Di Mauro
History of art at the Accademia Albertina di Belle Arti of Torino and director of the Urban Art of Turin.

 

 

Ferruccio D’Angelo, artista post-poverista

Seguo il lavoro di Ferruccio D’Angelo fin dal 1989 e posso affermare che la sua è una delle personalità più significative e stilisticamente complete di quella fase dell’arte italiana, l’ultima che possa fregiarsi della dignità di un ciclo generazionale ed aspirare ad una graduale e meditata storicizzazione, emersa tra la seconda metà degli anni Ottanta e l’analogo periodo degli anni Novanta.
In quella congiuntura, dopo l’ondata prepotente del “ritorno alla pittura” che caratterizzò la scena internazionale dalla fine dei Settanta, a conclusione della stagione propulsiva dell’avanguardia novecentesca, si delineavano le caratteristiche globali del ciclo post moderno, in rispetto delle peculiarità dei vari “genius loci” nazionali.
Si entrava in una dimensione, tuttora vigente, di eclettismo dove convivevano varie opzioni stlistiche, spesso tra loro mescolate, impegnate da un lato alla rivisitazione dei linguaggi del Novecento, dall’altro alla loro contestualizzazione in un presente caratterizzato dalla invasività della tecnologia e della comunicazione.
Ferruccio D’Angelo ha attraversato con coerenza ed originalità quella fase storica.
Fin dalla sua personale presso lo Studio Noacco di Chieri, significativamente intitolata “Un operaio”, D’Angelo si è collocato in un filone definibile come post-poverista.
Le caratteristiche dello storico gruppo torinese di Merz. Zorio, Penone ed Anselmo, e non solo visto che quella stagione conobbe in Italia anche altri protagonisti come Calzolari, Parmiggiani, Uncini, Mattiacci, vengono dall’artista ricondotte alla dimensione del “qui ed ora”, tramite il rigore quasi funzionalista delle sue installazioni, proposte in quegli anni nelle collettive presso le gallerie Noacco e Crossing, insieme tra gli altri a Marco Gastini, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio e Giorgio Griffa, e nelle personali presso le gallerie di Piero Cavellini e Caterina Gualco.
Negli anni successivi D’Angelo persegue quella linea di ricerca, integrandola con puntate dirette verso l’immaginario, realizzando composizioni pittoriche di estrema sintesi formale, usando la fotografia come asettico strumento di catalogazione delle immagini, giungendo poi ad ibridare la sua vena oggettuale con la proposta, su superfici e coperchi di materiale plastico, di grafie aniconiche spiraliformi.

Edoardo Di Mauro
Professore di Storia dell’Arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e direttore del Museo di Arte Urbana (Torino).